
Nel 1462, mentre le armate ottomane di Maometto II avanzavano in Valacchia, i soldati del sultano si trovarono di fronte a uno spettacolo destinato a restare nella memoria collettiva per secoli: migliaia di cadaveri impalati lungo la strada verso Targoviste. Quell’episodio racconta meglio di ogni altro la figura di Vlad III di Valacchia, passato alla storia come Vlad Tepeș — il “principe impalatore” — e diventato, secoli dopo la sua morte, l’ispirazione per uno dei personaggi letterari più celebri di tutti i tempi.
Nato intorno al 1431 a Sighișoara, in Transilvania, Vlad Tepeș fu principe di Valacchia per tre periodi distinti tra il 1448 e il 1476. La sua vita fu segnata da prigionia, esilio, guerre e una brutalità amministrata con metodo che i contemporanei interpretarono come giustizia rigorosa o crudeltà assoluta, a seconda delle fonti. Oggi il suo nome è inseparabile dalla leggenda di Dracula, resa immortale nel 1897 dal romanzo di Bram Stoker.
Per chi visita la Transilvania e la Valacchia, Vlad Tepeș non è soltanto un personaggio storico: è una chiave di lettura dell’intera regione, dei suoi castelli medievali, delle sue città murate, del rapporto complesso tra storia e leggenda che rende la Romania una destinazione unica in Europa.
Vlad III apparteneva alla Casa dei Drăculești, ramo della dinastia dei Basarab che governava la Valacchia. Il soprannome “Dracul” — che in romeno antico significava sia “drago” che “diavolo” — fu attribuito prima al padre, Vlad II, che era membro dell’Ordine del Drago, una confraternita cavalleresca fondata dall’imperatore Sigismondo di Lussemburgo per difendere la cristianità dall’avanzata ottomana. Il figlio divenne dunque “Dracula”, ovvero “figlio del Drago”.
La sua formazione politica fu forgiata da anni di prigionia. Tra il 1442 e il 1448 fu ostaggio presso la corte ottomana insieme al fratello minore Radu, utilizzato dal sultano Murad II come garanzia di fedeltà del padre. Quella stagione di cattività lo avvicinò alle tattiche di potere ottomane, pur alimentando probabilmente il rancore verso l’impero che avrebbe combattuto per tutta la vita.
Il suo primo regno, nel 1448, durò poche settimane. Il secondo, tra il 1456 e il 1462, fu il periodo più intenso e controverso: in questi anni Vlad consolidò il proprio potere eliminando la nobiltà locale ribelle, condusse campagne militari contro i Sassoni di Transilvania e resistette all’invasione ottomana del 1462. Il terzo periodo di regno, nel 1476, fu brevissimo: Vlad morì nello stesso anno, probabilmente in battaglia contro le forze ottomane, anche se le circostanze precise della sua morte restano incerte.
Il metodo dell’impalamento — dal quale deriva il soprannome Tepeș, “l’impalatore” — non era un’invenzione di Vlad. Era una forma di esecuzione comune nel mondo ottomano, che il principe adottò e amplificò come strumento di deterrenza e comunicazione politica. Le fonti dell’epoca, in particolare i Diari sassoni di Brașov e i pamphlet tedeschi stampati tra il 1480 e il 1490, descrivono con dovizia di particolari le sue esecuzioni di massa.
È importante contestualizzare questi racconti: le fonti sassoni provenivano da comunità con cui Vlad era in aperto conflitto commerciale e militare, e i pamphlet germanici erano tra i primi esempi di propaganda a stampa nella storia europea. La storiografia moderna tende a riconoscere che molte delle storie più estreme furono esagerate o inventate dai suoi nemici politici.
Le fonti diplomatiche di area papale e veneziana, invece, descrivono Vlad come un difensore efficace della frontiera cristiana contro l’espansione ottomana. Il re ungherese Mattia Corvino, pur avendolo imprigionato per ragioni politiche tra il 1462 e il 1475, lo considerava abbastanza affidabile da liberarlo e reintegrarlo come principe di Valacchia. In Romania, ancora oggi, Vlad Tepeș è celebrato da molti come un eroe nazionale che difese l’indipendenza del paese.
La connessione tra Vlad Tepeș e il vampiro di Bram Stoker è reale ma meno diretta di quanto si creda comunemente. Stoker, che scrisse il romanzo tra il 1890 e il 1897 senza mai visitare la Romania, prese in prestito il nome “Dracula” da un libro di viaggio sulla Transilvania scritto dall’orientalista William Wilkinson nel 1820. Nella nota manoscritta di Stoker conservata al Rosenbach Museum di Philadelphia è visibile la sua scoperta che “Dracula” significava “diavolo” in valachiano.
Il castello immaginato da Stoker per il suo Conte Dracula ha caratteristiche geografiche che non corrispondono ad alcun luogo reale. Eppure, dopo il successo del romanzo e soprattutto dei film degli anni Venti e Trenta del Novecento, il Castello di Bran — nei pressi di Brașov — è diventato il “castello di Dracula” per eccellenza nell’immaginario turistico globale.
Il collegamento con Vlad Tepeș è debole: il principe soggiornò a Bran solo brevemente, forse come prigioniero dei Sassoni. Il castello che ha un legame storico molto più solido con Vlad è la Fortezza di Poenari, una struttura diroccata sulle Alpi della Valacchia che Vlad stesso fece ricostruire usando come manodopera i boyardi rivali.

Il centro storico di Sighișoara, patrimonio UNESCO, ospita la casa dove nacque Vlad Tepeș intorno al 1431. Si tratta di un edificio in pietra a due piani nella città alta medievale, riconoscibile dalla targa commemorativa sulla facciata. Oggi l’edificio ospita un ristorante al piano terra — curiosità che non manca di un certo senso dell’umorismo — e la città in sé è tra le cittadelle medievali meglio conservate d’Europa.
Passeggiare per le vie acciottolate di Sighișoara, risalire la torre dell’orologio del XIV secolo e affacciarsi dalla città alta sui tetti colorati della città bassa offre un’immersione autentica nel Medioevo transilvano, al di là del folklore dracoliano. Da Brașov, Sighișoara è raggiungibile in circa un’ora e mezza in auto o in treno.

Pur con il legame storico tenue di cui si è detto, il Castello di Bran è la tappa più visitata dai turisti sulle orme di Dracula e merita assolutamente una visita per il suo valore architettonico indipendente. Costruito nel XIV secolo dai Cavalieri Teutonici e successivamente passato alla Corona Ungherese, poi alla Valacchia e infine alla famiglia reale romena, il castello domina da un promontorio il passo montano tra la Transilvania e la Valacchia.
Gli interni ospitano i mobili e gli arredi originali della Regina Maria di Romania, che trasformò Bran in residenza estiva reale nel primo Novecento. Per chi visita la Romania è consigliabile arrivare presto la mattina per evitare la folla che si concentra nelle ore centrali. Il castello si trova a circa 30 km da Brașov.
Per chi vuole andare oltre il folklore e toccare la storia vera, la Fortezza di Poenari è la tappa imprescindibile. Arroccata su uno sperone di roccia sulle Alpi Valacche, raggiungibile salendo circa 1.500 gradini, questa fortezza diroccata fu il rifugio reale di Vlad Tepeș durante le campagne contro gli Ottomani. La leggenda vuole che la moglie di Vlad si gettasse nel fiume Argeș dalla torre per non cadere nelle mani dei nemici.
La fortezza si trova lungo la strada Transfăgărășan, una delle più spettacolari d’Europa, che attraversa i Carpazi collegando la Valacchia alla Transilvania. Combinare la visita a Poenari con un percorso sulla Transfăgărășan — qui tutti i dettagli sulla strada — è tra le esperienze più memorabili che la Romania possa offrire.

Targoviște fu la principale capitale della Valacchia durante i regni di Vlad Tepeș. Le rovine del complesso del Palazzo Principesco, oggi aperto al pubblico come museo, includono la Torre Chindiei — ancora in piedi e visitabile — dalla quale si dice che Vlad amasse osservare le esecuzioni nel cortile sottostante. La città ha un’aria provinciale e autentica che i visitatori in cerca di turismo non consumistico apprezzeranno.
Targoviște si trova a circa 80 km a nord-ovest di Bucarest ed è facilmente raggiungibile in auto in meno di un’ora e mezza. La visita al complesso principesco si abbina bene a una passeggiata nel centro storico della città.

Secondo la tradizione, Vlad Tepeș è sepolto nel Monastero di Snagov, un’isola nel lago omonimo a circa 40 km da Bucarest. Nel 1931 gli scavi condotti dall’archeologo Dinu Rosetti riportarono alla luce resti umani vicino all’altare della chiesa, associati a tessuti di broccato coerenti con l’abbigliamento principesco del XV secolo. Tuttavia, le analisi successive hanno messo in dubbio l’identificazione, e la questione della sepoltura di Vlad resta storicamente irrisolta.
Il monastero è raggiungibile in barca dall’approdo sulla riva del lago. L’atmosfera del luogo — la piccola chiesa medievale su un’isola circondata dall’acqua, il silenzio, i cigni sul lago — vale la visita indipendentemente dalla questione della tomba. Maggiori informazioni su Snagov sono disponibili nella nostra guida dedicata.
Per chi vuole costruire un itinerario tematico sulle orme di Vlad Tepeș e del mito di Dracula, la Romania offre la possibilità di combinare storia, paesaggi e folklore in un percorso coerente. Il nostro tour dei castelli della Transilvania è un ottimo punto di partenza per pianificare tappe come Bran, Sighișoara, il Castello di Peleș a Sinaia e le fortezze medievali sassoni.
Noleggiare un’auto è la soluzione più comoda per seguire questo tipo di itinerario: la Fortezza di Poenari, la Transfăgărășan e molti dei luoghi legati a Vlad Tepeș non sono raggiungibili agevolmente con i mezzi pubblici. Tutte le informazioni sul noleggio auto in Romania sono disponibili nella nostra guida dedicata.
No. Vlad Tepeș fu un principe medievale realmente vissuto nel XV secolo. La sua connessione con i vampiri è il frutto di una elaborazione letteraria del XIX secolo: Bram Stoker si ispirò al nome “Dracula” per il suo romanzo del 1897, ma il personaggio del Conte Dracula è una creazione di fantasia che mescola elementi folkloristici dell’Europa orientale con suggestioni gotiche vittoriane. Il mito del vampiro nell’Europa orientale preesisteva alla figura di Vlad Tepeș e non aveva alcun legame diretto con lui.
La questione è storicamente irrisolta. La tradizione indica il Monastero di Snagov, vicino a Bucarest, ma gli scavi archeologici hanno prodotto risultati ambigui. Alcuni storici suggeriscono che possa essere sepolto nel Monastero di Comana, in Valacchia, oppure che i resti siano stati dispersi o nascosti nel corso dei secoli.
Il legame tra il Castello di Bran e Vlad Tepeș è storicamente debole: il principe vi soggiornò probabilmente solo come prigioniero per un breve periodo. La connessione con il romanzo di Stoker è ancora più tenue, poiché lo scrittore non visitò mai la Romania e il castello immaginato nel romanzo ha caratteristiche geografiche diverse da Bran. Ciò non toglie che il castello sia un edificio medievale di grande interesse architettonico e storico, che merita una visita per i propri meriti indipendenti dal mito.
Sì, da una parte significativa dell’opinione pubblica romena. Vlad è spesso celebrato come un difensore dell’indipendenza valacca contro l’espansione ottomana e come un amministratore che, seppur con metodi brutali, impose ordine in un periodo di grande instabilità. Questa lettura nazionalistica convive con la condanna della sua crudeltà e con la consapevolezza che molte fonti storiche sui suoi crimini erano propagandistiche.
Sì, numerosi operatori locali propongono tour tematici dedicati a Dracula e a Vlad Tepeș, partendo generalmente da Bucarest o da Brașov. Questi tour includono tipicamente il Castello di Bran, Sighișoara e, in alcuni casi, la Fortezza di Poenari. Per chi preferisce l’autonomia, il noleggio auto resta la scelta più flessibile.
La primavera (aprile-maggio) e l’autunno (settembre-ottobre) offrono condizioni ideali: temperature miti, foliage spettacolare sui Carpazi e flussi turistici più contenuti rispetto all’estate. La Fortezza di Poenari e la strada Transfăgărășan sono accessibili solo d’estate. Halloween è ovviamente il periodo più richiesto per i tour tematici, con eventi speciali al Castello di Bran, ma anche il più affollato.
Targoviște è spesso trascurata dai circuiti turistici internazionali, ma proprio per questo offre un’esperienza più autentica. Il complesso del Palazzo Principesco con la Torre Chindiei è il luogo che più di ogni altro evoca il potere concreto di Vlad Tepeș, lontano dal folklore dracoliano. La visita si abbina bene a un itinerario che include Curtea de Argeș, a circa 70 km di distanza.